LEZIONI CHE 7 ANNI DI PSICOTERAPIA MI HANNO INSEGNATO

da | Gen 8, 2026 | Vita | 0 commenti

La psicoterapia ha rappresentato un tassello essenziale nel mio percorso di vita.
Con questo articolo voglio condividere con te alcune delle lezioni chiave che il percorso di terapia mi ha insegnato. Lo faccio anche perché voglio abbattere la credenza erronea secondo cui la psicoterapia è solo per persone che “stanno molto male”.

La psicoterapia è uno spazio sicuro e protetto per parlare e confrontarsi. Siamo soliti farlo con amici, parenti o colleghi. Queste figure rimangono importantissime nel nostro percorso di vita, ma a volte non bastano. Non bastano perché, per svariati motivi, non riescono a essere sempre disponibili o magari non ci aiutano esattamente come noi vorremmo.
Dunque, chi meglio di un professionista competente, che ha una disponibilità garantita e che si impegna a seguirti nei momenti di difficoltà?
Sono e sarò sempre una forte sostenitrice della psicoterapia. In questo articolo, infatti, troverai le lezioni più illuminanti che mi hanno aiutata ad arrivare a un maggiore benessere psicologico, che si è riflesso poi in tutti gli ambiti della mia vita, ed è proprio questa la magia della crescita personale!

  1. Non è sempre colpa tua

Solitamente, chi decide di seguire un percorso di psicoterapia con impegno e continuità lo fa perché riconosce già la propria parte di responsabilità in ciò che gli accade nella vita. Coloro che invece attribuiscono il loro malessere a tutti e tutto, tranne che a sé stessi, vanno di rado in psicoterapia.
Avere dunque un buon livello di introspezione può essere inizialmente utile perché ci porta a considerare un percorso terapeutico, ma può diventare un’arma a doppio taglio: solitamente, questo genere di persone riflessive arriva a interiorizzare un senso di colpa. Attenzione: non confondiamo l’attitudine a prenderci le responsabilità (cosa molto sana) con l’assorbire tutte le colpe di ciò che è successo in passato o di ciò che succede nella nostra vita in generale. Il senso di colpa fa sì che i tempi di guarigione si allunghino sempre di più, perché si rimane invischiati in un circolo vizioso senza mai giungere al nocciolo dell’origine del dolore e, di conseguenza, trattarlo.

Riflettendo anche fuori dal concetto psicologico alla base di questa realizzazione, di fatto ci sono molti aspetti della nostra vita sui quali non avremo mai alcun controllo, ed è oggettivo. Ad esempio, nessuno si ricorda del momento in cui decise in maniera conscia e deliberata in che angolo del mondo nascere, da quali genitori o quale nome avrebbe voluto portare. Queste sono solo alcune delle questioni su cui non potremo mai sindacare, ma sono anche cause fondamentali che determinano almeno i primi anni di vita che, come sappiamo, sono cruciali, poiché in base all’educazione affettiva che ci viene impartita ne conseguono tantissimi altri eventi e situazioni fuori dalla nostra cerchia di controllo. Oltretutto, in quel periodo tu sei ancora un bambino e non hai gli strumenti materiali per decidere nulla.

Ora che sei un adulto, però, puoi prendere consapevolezza del fatto che non è sempre stata solo ed esclusivamente colpa tua. Continuare a colpevolizzare te stesso per ciò che ti è accaduto non sarà funzionale. Per contro, riconoscere che hai dovuto subire situazioni negative sulle quali non avevi alcun potere decisionale serve a liberarti. Non si tratta di essere malvagi o cattivi, ma semplicemente di ritenere che possa essere stato un soggetto o un elemento esterno a infliggerti sofferenza; è essenziale per svincolarsi dal sentimento di colpa.
Il solo fatto di guardare il te del passato con compassione potrà guarire il tuo dolore. Sii l’adulto che avrebbe voluto proteggere il te bambino; restituiscigli giustizia riconoscendo che non è stata colpa sua, e solo così potrai scrollarti di dosso il peso delle colpe che non ti appartengono.

  1. Nemmeno lo psicoterapeuta ti può salvare, tu salvi te stesso

Questa è la notizia più brutta, che poi si rivela essere la più bella.
Come detto nel primo punto, spesso si va in psicoterapia perché il nostro malessere nasce da meccanismi disfunzionali appresi nei primi anni di vita. Abbiamo poco margine di determinare molte circostanze iniziali e, di conseguenza, tendiamo a subire gli eventi sentendoci pure in difetto, perché abbiamo la convinzione errata di essere stati noi la causa del problema.

Dopo aver preso consapevolezza del fatto che non è stata colpa nostra, potremmo avere la tendenza a iniziare a lamentarci del fatto che è stata colpa degli altri. Realizzare che non è colpa nostra non serve principalmente a questo e non ci aiuterà nemmeno a iniziare ad ascoltare noi stessi su come vogliamo vivere la nostra vita, perché si rischia di innescare il meccanismo opposto: quello di esternalizzare le colpe, lamentandosi in continuazione di quanto gli altri o le circostanze siano state ingiuste.

A volte, proprio per il fatto che ci sentiamo vittime e in balia delle circostanze, assumiamo atteggiamenti passivi, aspettando che arrivi qualcuno a consolarci per le ingiustizie subite; questo è gratificante perché alimenta il nostro bisogno di essere visti e che il nostro dolore venga riconosciuto. A volte i percorsi di guarigione si allungano senza risultati rilevanti perché si pensa al terapeuta come all’amico o alla madre e ci si aspetta che lui o lei farà il lavoro al nostro posto, facendo accadere delle magie.

Il lavoro dello psicoterapeuta non è quello di consolare, come molti credono; e se lo fa, lo fa quando è veramente necessario. Lo psicoterapeuta ti abilita a essere tu il tuo punto di riferimento centrale, cosa che si perde quando si vivono traumi.
Per accedere al livello successivo necessario per guarire il tuo dolore, è necessario distaccarsi dal senso di essere costantemente vittime. Solo in questo modo potrai iniziare a scegliere come agire nella tua vita e prendere decisioni importanti e in linea con il tuo modo di essere.

  1. Gli altri non cambieranno, cambi il modo di vederli

È probabile che, nel momento in cui realizzi di aver capito molte cose sul tuo passato e sul tuo presente, prenda il sopravvento il tuo lato da insegnante. Vorrai convincere le persone che ti circondano a cambiare il loro modo di vivere, di relazionarsi a te, convincerli che sei dalla parte della ragione. Dimentica. Ti spiego perché non devi spendere energie nel voler cambiare gli altri.

Bisogna guardare gli altri con compassione e riconoscere che, a partire da te stesso, raggiungere il tuo attuale stato di consapevolezza ha richiesto un percorso non solo di psicoterapia, ma anche di vita, con un susseguirsi di eventi che ti hanno portato ad alcune riflessioni. Comprendo benissimo la buona fede nel voler trasmettere ciò agli altri, ma non funzionerà esattamente come ha funzionato per te. Proprio perché le nostre vite viaggiano su binari diversi, a volte si possono incontrare, altre volte no. Abbandona l’attaccamento all’aspettativa che i tuoi parenti, colleghi o amici di vecchia data possano adottare le tue stesse convinzioni.

Sei tu che cambi e inizi a essere compassionevole nei loro confronti, tenendo conto del fatto che per mille motivi sono fatti così. Al netto di ciò, decidi se desideri mantenere il rapporto con alcune persone o con quale frequenza incontrarle.
A volte ci troviamo in situazioni in cui non abbiamo il potere di scegliere le persone, neanche momentaneamente; per questo ti rimando al mio articolo dove approfondisco questo aspetto, clicca qui per leggerlo.

  1. Le persone proiettano, ma anche tu potresti farlo

Questo punto è abbastanza noto: i giudizi delle persone sugli altri parlano di loro, non di te. I giudizi degli altri su di te non sono verità, proprio perché sono costruiti dal loro vissuto. Qui non ci riferiamo solo ai giudizi negativi, ma a qualsiasi tipo di giudizio. Ogni giudizio contiene elementi soggettivi, per quanto una persona possa rimanere etica. Serve sapere questo perché, per vivere secondo le nostre decisioni personali, non dobbiamo necessariamente avere l’opinione e il giudizio degli altri. Bisogna creare un filtro personale, perché anche le persone più care possono avere opinioni personali che non devono corrispondere ai nostri.

Per capire questo meccanismo, è utile provarlo su noi stessi. Se hai acquisito sufficiente capacità di introspezione (anche tramite psicoterapia), potresti osservare te stesso mentre giudichi qualcosa o qualcuno e chiederti: da cosa deriva questo mio modo di pensare e giudicare?

  1. Ansia, depressione e attacchi di panico sono sintomi, non malattie

Faccio una premessa importante: durante il mio percorso di psicoterapia sentivo il bisogno di definire cosa stessi vivendo e provando. Non c’è nulla di male nel voler dare un nome a un malessere. Sempre durante i miei 7 anni di psicoterapia, ho appurato che, in fin dei conti, continuare a dirmi che soffrivo di ansia non avrebbe risolto il problema.

Un fatto ancora più importante è che la cosa più difficile oggi è comprendere appieno la nostra psiche. Se da un lato sono stati teorizzati aspetti fondamentali, la correlazione psiche-corpo è ancora oggetto di studio e ricerca. Questo per dirti che ricevere una diagnosi, per esempio di disturbo depressivo, può servire, ma fino a un certo punto, e ti spiego perché.

Credo fortemente che la psiche sia la nostra alleata. Quando soffre, comunica ciò al nostro corpo, che a sua volta lo comunica a noi, a volte con sensazioni destabilizzanti come un attacco di panico. È importante sapere, però, che l’attacco di panico è un segnale che indica che qualcosa non va nella tua vita — e sottolineo nella tua vita, non in te. I motivi possono essere molteplici; uno di questi è il nostro pensiero e la nostra convinzione. La psicoterapia infatti lavora sui pensieri alla base delle emozioni.

Detto ciò, sentirsi in difetto perché abbiamo un attacco di panico o una diagnosi di “disturbo d’ansia” non ci è utile.

Ansia, depressione e attacchi di panico sono spesso il grido della nostra psiche, che ci richiama ad agire perché non stiamo ascoltando i nostri desideri o non stiamo vivendo la vita come vorremmo. Sii gentile con questi sintomi, siediti con loro e ascolta cosa vogliono comunicarti.

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